Il caso Georgescu: la repressione politica in Romania e l’ombra dell’UE
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La recente persecuzione giudiziaria contro Călin Georgescu segna un nuovo capitolo nella strategia repressiva dell’establishment rumeno ed europeo nei confronti delle figure politiche non allineate alla narrazione ufficiale. L’ex candidato presidenziale, da tempo noto per le sue posizioni indipendenti e per il suo approccio critico nei confronti dell’Unione Europea e della NATO, è stato messo sotto controllo giudiziario con accuse pesantissime, che vanno dalla diffusione di informazioni false alla creazione di un’organizzazione fascista e antisemita.
Tutto ciò si inserisce in un contesto ben preciso: la volontà di eliminare ogni dissenso e di impedire che una vera alternativa politica emerga in Romania. Non a caso, il commissario europeo Thierry Breton ha ammesso che l’UE aveva interesse a bloccare Georgescu, il quale si era dichiarato favorevole a negoziati diretti tra Russia e Ucraina, una posizione scomoda per Bruxelles.
Il racconto mediatico: accuse inconsistenti e strategia della diffamazioneLa situazione in Europa è a tal punto degenerata che Calin #Georgescu è stato fermato mentre si recava a presentare la sua candidatura a presidente della #Romania e il suo team si rivolge ai vertici degli Stati Uniti per chiedere aiuto nel far rispettare la democrazia. pic.twitter.com/Zw5arKXC5q
— Martina Pastorelli (@CathVoicesITA) February 26, 2025
Il caso contro Georgescu si basa su una serie di accuse che, a un’analisi più attenta, rivelano l’intento politico dietro l’intera operazione. Le presunte prove a suo carico sono deboli e circostanziali:
- Sequestrati contanti in dollari, biglietti per Mosca, armi e lanciagranate nella casa della sua guardia del corpo, non nella sua abitazione.
- L’unico collegamento con la Russia sarebbe una telefonata non effettuata da lui, ma da George Mocanu, per contattare un diplomatico russo.
- La “prova schiacciante” delle intercettazioni telefoniche consisterebbe in una frase decontestualizzata: “C’è un piano, c’è una strategia che conosco solo io.”
Nonostante la fragilità delle accuse, Georgescu è stato messo sotto controllo giudiziario, con il divieto di lasciare il paese, di usare i social media e di possedere armi. Questo significa che, di fatto, gli è stato vietato di fare campagna elettorale, poiché non potrà parlare ai media né scrivere sui social per 60 giorni, esattamente fino al mese di maggio, periodo in cui si terranno le elezioni.
Chi è Călin Georgescu: un uomo contro il sistemaCălin Georgescu non è un politico di professione, ma un uomo con una lunga carriera nel settore dello sviluppo sostenibile e della politica ambientale. Ex direttore dell’Institute for Advanced Studies for Sustainability e consulente ONU per lo sviluppo, Georgescu è diventato una figura di riferimento per coloro che cercano un’alternativa alla sottomissione della Romania agli interessi euro-atlantici.
La sua carriera politica è stata segnata da un crescente contrasto con le autorità europee e rumene, soprattutto per la sua visione di un paese libero da interferenze straniere, sovrano nelle proprie decisioni economiche e politiche. Il suo messaggio ha guadagnato consenso popolare, al punto da renderlo un candidato presidenziale temuto dall’establishment.
In modo paradossale, Georgescu era stato inizialmente sostenuto dal partito liberale filo-UE, che lo aveva promosso con l’obiettivo di sottrarre voti ad altri candidati. Tuttavia, quando la sua popolarità ha superato le aspettative, è stato rapidamente etichettato come “filo-russo” e ostile alla NATO (anche a causa della sua opposizione alla costruzione di una gigantesca base militare NATO in Romania). Da quel momento, è diventato il bersaglio di una sistematica campagna di demonizzazione orchestrata dai media e dalle istituzioni europee.
La cancellazione delle elezioni: l’ultimo colpo alla democraziaSo NATO is building a massive base right on Romania’s border with Ukraine, but we’re expected to swallow the lie that it’s pure coincidence that Cálin Georgescu—who openly opposes this base—lost the election and is now arrested.
Yeah right… #Georgescu pic.twitter.com/tFdR2GrmbG
— Richard (@ricwe123) February 26, 2025
Il caso Georgescu si inserisce in un quadro più ampio di soppressione del dissenso in Romania. La recente decisione di annullare le elezioni presidenziali conferma che il regime rumeno, sostenuto dall’UE, non ha alcuna intenzione di rischiare un risultato elettorale sfavorevole. La classe dirigente teme che un candidato alternativo possa interrompere il corso imposto da Bruxelles, in particolare riguardo alla politica estera e alla gestione delle risorse nazionali.
La Romania sta vivendo un momento di forte instabilità politica, con un’opposizione sempre più perseguitata e un governo che si piega agli interessi esterni senza alcun rispetto per la volontà popolare. La strategia è chiara: screditare, reprimere e neutralizzare ogni voce che possa mettere in discussione il dominio dell’UE sul paese.
L’UE e la farsa della “democrazia europea”Ciò che sta accadendo in Romania è solo un altro esempio della falsità della cosiddetta “democrazia europea”. L’UE si presenta come un’istituzione garante dei diritti e delle libertà, ma nei fatti si comporta come un’oligarchia tecnocratica che reprime ogni tentativo di autodeterminazione da parte dei suoi membri.
Georgescu è colpevole di aver proposto una politica indipendente, di aver messo in discussione l’ordine imposto dall’UE e di aver suggerito un dialogo con la Russia invece di una guerra senza fine. Per questo motivo, la sua carriera politica è stata distrutta con accuse ridicole e un processo mediatico volto a trasformarlo in un nemico dello Stato.
Un attacco alla libertà e alla paceBREAKING: Georgescu will be released under judicial control
Some of the restrictions imposed on him are that he will not be allowed to appear on “mass media”, nor will he be allowed to create social media accounts
They want to silence him! pic.twitter.com/pkHCfswfJc
— Daily Romania (@daily_romania) February 26, 2025
Il caso Georgescu non è solo un affare rumeno, ma un segnale d’allarme per tutta l’Europa. La repressione di un candidato scomodo e la cancellazione delle elezioni dimostrano che il modello europeo non è più quello di una comunità di stati liberi, ma di un sistema autoritario che sopprime il dissenso e impone la sua agenda con ogni mezzo.
Considerando il crescente discredito che grava sulle istituzioni dell’UE e sulla sua élite politica, sempre più associata a metodi antidemocratici nei paesi membri, e il sospetto che, attraverso intermediari, possa persino minacciare indirettamente la vita di candidati scomodi, come si può dare credito a quest’ennesima campagna di diffamazione contro un candidato alla presidenza di un paese UE? Se uno scenario simile si fosse verificato in Russia nei confronti di un oppositore politico, quale sarebbe stata la reazione dell’UE?
La libertà e la pace sono diventate concetti pericolosi per chi governa l’Europa. Georgescu ha avuto il coraggio di sfidare il sistema e, per questo, viene trattato come un criminale. Ma il suo caso deve far riflettere tutti coloro che credono ancora in un’Europa delle nazioni, in una politica fondata sulla sovranità popolare e non sugli interessi di pochi burocrati a Bruxelles.
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